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Alcol e lavoro: D.Lgs 81 2008 e normativa previgente

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 vedi anche articolo del luglio 2010: alcol e lavoro: download fascicolo informazione  

L'Istituto Superiore di Sanità riporta che "Una percentuale compresa tra il 4 e il 20% di tutti gli incidenti che capitano sui luoghi di lavoro, 940.000 ogni anno secondo le denunce presentate all'INAIL, risulta alcol correlata. Ciò significa che dei 940.000 infortuni segnalati, da 37.000 a 188.000 trovano la loro causa nell'uso e abuso di alcol. Il 51% del totale degli infortuni avviene con modalità del tipo "ha urtato contro…", "ha messo un piede in fallo…", "è caduto dall'alto…", mentre l'11% è rappresentato da incidenti stradali."
 
 
 
 
La valutazione di tutti i rischi prevista dalla nostra normativa antinfortunistica deve comprendere anche le eventuali interazioni dei rischi presenti in ambiente di lavoro con quelli derivanti da errate abitudini personali dei lavoratori, come l'assunzione di alcol e sostanze stupefacenti. Gli effetti delle sostanze psicotrope (alcol-stupefacenti) amplificano infatti i rischi insiti nell'attività lavorativa, tanto che una serie di leggi, alcune risalenti agli anni '50 limita o vieta l'assunzione di alcol durante il lavoro, in relazione all'attività svolta.
 
La normativa sul binomio alcol e lavoro è però alquanto articolata e disposta da norme a volte poco note. Un articolo che consente di individuare le leggi da applicare nell'ambito della propria specifica attività
non tutte le vittime di incidenti alcol correlati muiono (clicca per leggere l'articolo)
("Alcol e lavoro, come orientarsi nell’universo normativo") è stato pubblicato nel numero di gennaio 2008 di Ambiente & Sicurezza sul lavoro; l'articolo è consultabile anche on line previa registrazione gratuita per un mese nel sito della EPC: www.insic.it (consulta rivista on line -> gennaio 2008), oppure può essere consultato nell'area download di questo sito, accessibile cliccando su una delle immagini qui sopra.
 
In materia di interazione fra alcol / sostanze stupefacenti e lavoro, il D.Lgs 81/2008 e la normativa antinfortunistica vigente prevedono una serie di disposizioni a tutela dei lavoratori. In particolare, il cd. Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro (D.Lgs. n. 81/2008), dispone all'art. 41 che:
 
 
 
4. Le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente. Nei casi ed alle condizioni previste dall’ordinamento, le visite di cui al comma 2, lettere a), b) e d) sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti.
 
5. Gli esiti della visita medica devono essere allegati alla cartella sanitaria e di rischio di cui all’articolo 25, comma 1, lettera c), secondo i requisiti minimi contenuti nell’ ALLEGATO 3A e predisposta su formato cartaceo o informatizzato, secondo quanto previsto dall’articolo 53.
 
 
alcol: le ragazze le più colpite dal fenomeno. (alcohol, alcool)Consumo di alcol
ed infortuni nel Bel Paese
 
Il “Piano nazionale Alcol e Salute” emanato dal Ministero della Salute per il triennio 2007-2009 da l’idea di come nel nostro Paese l’assunzione di bevande alcoliche, in particolare il vino, sia radicata nella tradizione culturale: il 66% della popolazione dichiara di non ritenerne pericoloso il consumo, quota superiore di 4 punti percentuali alla media europea. Malgrado questa diffusa consuetudine alimentare, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha rilevato nel 2003 per l’Italia un consumo medio annuo pro capite inferiore alla media europea, con un trend decrescente costante dagli anni ’80 e la più bassa frequenza di abusi alcolici.
 

Questi dati generali sulla popolazione del Bel Paese celano però un allarmante fenomeno: la diffusione dell’alcol negli strati più giovani della popolazione, con la più precoce età di approccio all’alcol (12,2 anni rispetto ai 14,6 della media europea, indagine “Eurobarometro 2002” della Commissione Europea) ed un trend crescente degli incidenti stradali, prima causa di decesso dei giovani tra i 15 ed i 24 anni avvenuti nelle notti tra venerdì e sabato, (ISTAT 2000- 2004) arco temporale in cui è nota l’elevata assunzione occasionale di alcol e sostanze stupefacenti.

In materia di igiene e sicurezza sul lavoro le statistiche non sono meno preoccupanti: secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità tra il 10% e il 30% degli infortuni sul lavoro sono causati dall'uso di bevande alcoliche. In Italia, dalle denunce presentate all’INAIL, risulta alcol correlata una percentuale di infortuni compresa fra il 4 ed il 20%, ciò vuol dire che dei 927.998 infortuni avvenuti nel 2006, una quota stimabile fra i 37.200 ed i 185.600 è riconducibile alla assunzione di sostanze alcoliche da parte del lavoratore. Dei 1302 infortuni mortali avvenuti nello stesso anno, è facile calcolare in un numero variabile da 52 a 260 i decessi causati dall’abuso di alcol sul lavoro.
 
Alcol e lavoro: una legislazione
frammentaria e contenuta in
norme a volte poco note.
 
Questi dati allarmanti, messi in evidenza dai media ogni volta che si sono verificati tragici incidenti stradali alcolcorrelati, hanno fatto sì che negli ultimi anni il nostro Parlamento producesse un cospicuo numero di norme in tema di assunzione di sostanze alcoliche, destinate sia al comune cittadino che ai lavoratori.
Gli ultimi interventi normativi in materia hanno però integrato la precedente legislazione, in parte risalente all’immediato dopoguerra, senza affrontare in maniera unitaria la correlazione alcol (e droghe) – attività lavorativa e facendo sì che tale produzione rimanesse frammentata, diluita nell’ arco temporale di mezzo secolo e contenuta in disposizioni a volte poco note perchè rivolte a specifici settori lavorativi.
I lavoratori sono quindi attualmente oggetto, oltre che delle disposizioni valide erga omnes cioè verso tutti, come il codice della strada, anche di una moltitudine di norme destinate a specifiche attività lavorative o a gruppi di queste come le “attività ad elevato rischio di infortuni”.
 
E’ evidente il disagio degli operatori del settore sicurezza, che percepiscono chiaramente la mancanza di un riferimento legislativo univoco in materia di problematiche alcologiche, vediamo quindi come orizzontarci in questo firmamento normativo.
 
alcohol alcol Alcohol is possibly the most dangerous drug in the United States. The amount of alcohol related deaths that occur each year in the United States is staggering. The horrible thing is that most of these deaths could be avoided. Ebbrezza ed ubriachezza:
stati psicofisici diversi,
reati diversi.
 
Ebbrezza ed ubriachezza sono due diverse condizioni psicofisiche derivanti dall’assunzione di sostanze alcoliche:
Lo stato di ebbrezza è un’intossicazione acuta da alcol etilico o etanolo, (C2H5OH) la principale sostanza psicoattiva presente nelle bevande alcoliche. L’ebbrezza non produce necessariamente palesi manifestazioni esteriori dell’alterazione dello stato del soggetto, il quale può quindi essere in grado di mascherare le proprie condizioni.
 
L’ubriachezza è lo stato psicofisico più grave, si manifesta attraverso perdita dell’equilibrio, comportamenti palesemente alterati e notevole diminuzione della capacità di giudizio.
Il nostro codice penale tratta l’etilismo classificandolo in base alle cause che hanno provocato l’ubriachezza del soggetto e prevedendo attenuanti, aggravanti e circostanze di non imputabilità. Chi in stato di ubriachezza compie un reato potrà quindi essere sanzionato diversamente o non sanzionato affatto, secondo le cause che ne hanno causato l’ubriachezza.

L’ubriachezza accidentale esclude l’imputabilità, deve però essere causata da un evento imprevedibile e non riconducibile alla volontà del soggetto (ad esempio: dipendente di un impianto di distillazione in una fabbrica di liquori che a seguito di una dispersione di vapori alcolici si ubriaca), in queste condizioni il soggetto ubriaco che causa un grave infortunio sul lavoro non potrà essere punito se verrà dimostrata la sua totale incapacità di intendere e di volere scaturita dall’ubriachezza, e la accidentalità della stessa.
 
Comporta invece un aumento di pena l’ubriachezza preordinata al fine di commettere un reato ed ottenere l’impunità. Anche l’ubriachezza abituale, da reprimere, secondo i compilatori del codice Rocco perché conseguenza di un errato stile di vita, comporta un aumento di pena, salvo che sfoci in una intossicazione cronica -peraltro difficile da distinguere dall’ubriachezza abituale – e diventi cioè una patologia psichica capace di annullare totalmente o di minare la capacità di intendere e volere, escludendo quindi l’imputabilità del reo o comportando una diminuzione della pena.
La stesa condizione di ubriachezza manifesta (cioè chiaramente rilevabile da chiunque) in un luogo pubblico o aperto al pubblico, anche se non associata ad un altro reato, è punita con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da lire ventimila a quattrocentomila.
 
Un automobilista non deve necessariamente essere in stato di manifesta ubriachezza per commettere un reato: gli basterà bere un paio di lattine di birra da 33 cl. per incorrere in sanzioni per guida in stato di ebbrezza, il suo tasso di alcolemia sarà probabilmente di 0,5 grammi/litro o poco superiore, proverà una leggera euforia ed avrà riflessi più lenti di circa il 30%. Ovviamente assumendo pari quantità di alcol il livello di questo nel sangue può variare secondo il sesso, il peso corporeo, lo stato di salute, e, più in genere, la capacità dell’organismo di metabolizzarlo.
 
 
alcol, lavoro, guida, decreto Bianchi: diminuiti gli incidenti stradaliDecreto Bianchi:
meno morti, ma
i dritti “non soffiano”
 
Lo scorso 3 ottobre 2007 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge in materia di sicurezza stradale n. 160 (conversione del decreto legge “Bianchi” n. 117 del 3 agosto 2007), la novità principale consiste nell’aver introdotto nel Codice della Strada una tripartizione delle sanzioni per guida in stato di ebbrezza, che verranno irrogate secondo il tasso alcolemico riscontrato.
 
L’accertamento del tasso alcolemico avviene tramite un etilometro, l’analisi deve dare almeno due risultati concordanti, rilevati ad un intervallo di 5 minuti.
Il test sfrutta il principio secondo cui nell’aria espirata dal soggetto controllato vi è una concentrazione di alcol proporzionale a quella ingerita e presente nel sangue. L'etanolo ingerito, infatti, dopo essere stato rapidamente assorbito dallo stomaco e dall'intestino tenue si diluisce in tutta l'acqua corporea; la maggior parte dell’alcol (oltre il 90%) viene quindi metabolizzato nell'organismo, la parte restante è eliminata attraverso le urine, il sudore e l’aria espirata.
Molte centinaia di analisi eseguite in Gran Bretagna contestualmente su sangue ed aria espirata hanno consentito di verificare che Il rapporto fra concentrazione di etanolo nel sangue (blood alcol concentration, BAC) e nell’aria alveolare (breathing alcol concentration, BrAC) è con buona approssimazione costante, salvo leggere variazioni riscontrate da soggetto a soggetto; è stato quindi calcolato un fattore di conversione di 2300/1, cioè a 35µg/100mL di etanolo nell'aria espirata corrispondono 80 mg di etanolo per 100 mL di sangue. [1] Questa modalità di accertamento non invasiva consente di superare il problema del consenso dell’interessato ad un prelievo ematico, e la sua validità è stata confermata dall'Istituto Superiore di Sanità .

Se dal controllo dell’alcol-test risulterà un tasso alcolemico superiore a 0,5 gr/l. e fino ad un massimo di 0,8 gr/l. si potrà incorrere nella decurtazione di 10 punti dalla patente, l’arresto fino ad un mese ed una multa da 500 a 200 euro.
Superati i 0,8 gr/l. oltre alla decurtazione dei punti, la patente potrà essere sospesa per un periodo compreso fra 10 mesi ed un anno e la multa ammonterà fra gli 800 ed i 3.200 euro.
La sanzione maggiore verrà irrogata in caso si riscontri un tasso alcolemico superiore ad 1,5 gr./l: sottrazione di 10 punti dalla patente, sospensione della stessa per un periodo che va da uno a due anni, multa compresa fra i 1.500 ed i 6.000 euro.
 
In caso di incidente le pene si raddoppiano ed il mezzo è sottoposto a fermo amministrativo per un periodo che va da 90 a 180 giorni, ove il conducente ne sia anche proprietario.
 
L’inasprimento delle sanzioni introdotte dal decreto Bianchi ha fatto si che nel secondo semestre del 2007 i morti sulle strade siano diminuiti del 17,1% (-174) e i feriti calati di 2796 unità (-7,9%). Questi risultati positivi non mettono a tacere però numerose voci dissenzienti circa l’avvenuta depenalizzazione del rifiuto di sottoporsi all’accertamento del tasso alcolemico, rifiuto inizialmente punito con l'arresto fino ad un mese e con l'ammenda da euro 258 a euro 1.032 (“ove il fatto non costituisca più grave reato”).
Il Decreto Bianchi ha infatti operato una depenalizzazione, trasformando la sanzione penale in una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da € 2.500 a 10.000, o da € 3.000 a 12.000 se la violazione è stata commessa in occasione di un incidente stradale che ha coinvolto il conducente, con sospensione della patente da sei mesi a due anni e fermo amministrativo del veicolo per un periodo di 180 giorni.
 
Facendo due conti chi viene fermato dalle forze dell’ordine ed è consapevole di aver pesantemente bevuto, avrà due alternative:
 
Ø Se “soffierà” e risulterà positivo al test, incorrerà nella sottrazione di 10 punti dalla patente, la sospensione della stessa, e nella multa. Ma l’aspetto più grave è che dovrà affrontare un processo penale innanzi al Tribunale in composizione monocratica e, nel caso venga condannato (ipotesi abbastanza scontata), la sentenza di condanna sarà iscritta nel suo certificato penale. Dovrà quindi sostenere spese di giudizio e… pagare l’onorario ad un avvocato penalista.
Se è un lavoratore dipendente ed utilizza la patente per lavoro correrà inoltre il ragionevole rischio di essere licenziato, essendo impossibilitato a condurre un qualsiasi mezzo aziendale.
Ø Se rifiuterà di sottoporsi al test alcolemico non incorrerà in alcuna sanzione penale ed a suo carico si configurerà un semplice illecito amministrativo, seppure oneroso.
 
E’ evidente che chi sa di potersi rifiutare di sottoporsi al test e può permettersi di pagare una pesante sanzione amministrativa potrà evitare ogni conseguenza penale, di fatto a ciò consegue una disparità di trattamento tra conducenti che hanno commesso la stessa infrazione, cosa che fa nascere non pochi dubbi sull’efficacia della norma.
 
 
 
guida in stato di ebbrezza (alcool alcool alcohol)Alcol ed infortunio
in itinere
 
Con la legge 17 maggio 1999 n. 144, il Governo è stato delegato a dettare una specifica normativa per la tutela dell’infortunio in itinere, avendo come criterio direttivo il recepimento dei principi giurisprudenziali consolidati in materia; l’attuazione della delega è avvenuta con l’art. 12 del d.lgs. 23 febbraio 2000 n. 38, che riconosce in questa tipologia gli infortuni occorsi:
· durante il normale percorso di andata e ritorno dall’ abitazione al luogo di lavoro
· durante il percorso da un luogo di lavoro all’altro
· durante il percorso dal luogo di lavoro a quello di consumazione dei pasti, in mancanza di mensa aziendale.
Perché operi la copertura assicurativa è necessario che nel normale percorso non vi siano interruzioni o deviazioni del tutto indipendenti dal lavoro, salvo casi di forza maggiore, esigenze essenziali ed improrogabili, adempimento di obblighi penalmente rilevanti.
L’operatività della tutela è esclusa nel caso si utilizzi il mezzo di trasporto privato, salvo che esso non sia necessitato o se il tratto non sia percorribile a piedi in un tempo ragionevole.
 
Cosa accade se il lavoratore, avendo assunto bevande alcoliche nella propria abitazione si infortuna poi nel tragitto casa - luogo di lavoro? L’ art. 12 del D.Lgs. 38/2000 dispone che l’infortunio “in itinere” del lavoratore direttamente cagionato dall'abuso di alcolici resta escluso dalla copertura assicurativa INAIL.
Attenzione quindi a non bere prima di spostarsi dalla abitazione al luogo di lavoro, o, se si svolgono lavori diversi, da un luogo di lavoro all’altro, o dal luogo di lavoro a quello di consumazione dei pasti: si corre il rischio, in caso di infortunio, di ritrovarsi privi di copertura assicurativa.
 
 
 
 
Non tutti sanno che un autista di scuolabus in servizio, a differenza degli altri automobilisti, dovrà astenersi totalmente alcol e lavorodall’assunzione di sostanze alcoliche, in caso di controllo con etilometro il tasso alcolemico misurato dovrà infatti dare valore "0", diversamente potrà incorrere nel pagamento di una sanzione amministrativa che va da un minimo di 526,45 euro ad un massimo di 2.582,28, salvo superare la soglia dei 0,5 gr/l. ed incorrere anche nelle sanzioni per guida in stato di ebbrezza.
 
La ragione di questa apparente “disparità di trattamento” è nel divieto assoluto di assunzione e somministrazione di sostanze alcoliche e superalcoliche nelle attività lavorative che comportano un elevato rischio di infortuni, posto dall’art. 15 della Legge n. 125 del 30 marzo 2001 in materia di alcol e problemi alcol-correlati, ovviamente il divieto vige anche per altre mansioni lavorative, oltre che la guida di autoveicoli.

 

Le attività lavorative ad alto rischio di infortuni dovevano essere individuate entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della stessa legge, ma solo dopo cinque anni, il 13 marzo 2006, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha emanato il provvedimento che elenca le 14 attività “che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l'incolumità o la salute dei terzi, ai fini del divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche, ai sensi dell'articolo 15 della legge 30 marzo 2001"
La Legge dà inoltre una definizione di bevande alcoliche e superalcoliche: “ai fini della presente legge, per bevanda alcolica si intende ogni prodotto contenente alcol alimentare con gradazione superiore a 1,2 gradi di alcol e per bevanda superalcolica ogni prodotto con gradazione superiore al 21 per cento di alcol in volume”.
 
Per verificare se la propria attività lavorativa è fra quelle in cui vige il divieto di assumere sostanze alcoliche e superalcoliche è sufficiente quindi consultare l’allegato 1 al Provvedimento del 13 marzo 2006:
 
Allegato I
ATTIVITA' LAVORATIVE CHE COMPORTANO UN ELEVATO RISCHIO DI INFORTUNI SUL LAVORO OVVERO PER LA SICUREZZA, L'INCOLUMITA' O LA SALUTE DEI TERZI:

1) attività per le quali e' richiesto un certificato di abilitazione per l'espletamento dei seguenti lavori pericolosi:
a) impiego di gas tossici (art. 8 del regio decreto 9 gennaio 1927, e successive modificazioni);
b) conduzione di generatori di vapore (decreto ministeriale 1° marzo 1974);
c) attività di fochino (art. 27 del decreto del Presidente della Repubblica 9 marzo 1956, n. 302);
d) fabbricazione e uso di fuochi artificiali (art. 101 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635);
e) vendita di fitosanitari, (art. 23 del decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 2001, n. 290);
f) direzione tecnica e conduzione di impianti nucleari (decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1970, n. 1450, e successive modifiche);
g) manutenzione degli ascensori (decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1999, n. 162);
2) dirigenti e preposti al controllo dei processi produttivi e alla sorveglianza dei sistemi di sicurezza negli impianti a rischio di incidenti rilevanti (art. 1 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334);
3) sovrintendenza ai lavori previsti dagli articoli 236 e 237 del decreto dei Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547;
4) mansioni sanitarie svolte in strutture pubbliche e private in qualità di: medico specialista in anestesia e rianimazione; medico specialista in chirurgia; medico ed infermiere di bordo; medico comunque preposto ad attività diagnostiche e terapeutiche; infermiere; operatore socio-sanitario; ostetrica caposala e ferrista; 5) vigilatrice di infanzia o infermiere pediatrico e puericultrice, addetto ai nidi materni e ai reparti per neonati e immaturi; mansioni sociali e socio-sanitarie svolte in strutture pubbliche e private;
6) attività di insegnamento nelle scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado;
7) mansioni comportanti l'obbligo della dotazione del porto d'armi, ivi comprese le attività di guardia particolare e giurata;
8) mansioni inerenti le seguenti attività di trasporto: a) addetti alla guida di veicoli stradali per i quali e' richiesto il possesso della patente di guida categoria B, C, D, E, e quelli per i quali e' richiesto il certificato di abilitazione professionale per la guida di taxi o di veicoli in servizio di noleggio con conducente, ovvero il certificato di formazione professionale per guida di veicoli che trasportano merci pericolose su strada;
b) personale addetto direttamente alla circolazione dei treni e alla sicurezza dell'esercizio ferroviario;
c) personale ferroviario navigante sulle navi del gestore dell'infrastruttura ferroviaria con esclusione del personale di carriera e di mensa;
d) personale navigante delle acque interne;
e) personale addetto alla circolazione e alla sicurezza delle ferrovie in concessione e in gestione governativa, metropolitane, tranvie e impianti assimilati, filovie, autolinee e impianti funicolari aerei e terrestri;
f) conducenti, conduttori, manovratori e addetti agli scambi di altri veicoli con binario, rotaie o di apparecchi di sollevamento, esclusi i manovratori di carri ponte con pulsantiera a terra e di monorotaie;
g) personale marittimo delle sezioni di coperta e macchina, nonché il personale marittimo e tecnico delle piattaforme in mare, dei pontoni galleggianti, adibito ad attività off-shore e delle navi posatubi;
h) responsabili dei fari;
i) piloti d'aeromobile;
l) controllori di volo ed esperti di assistenza al volo;
m) personale certificato dal registro aeronautico italiano;
n) collaudatori di mezzi di navigazione marittima, terrestre ed aerea;
o) addetti ai pannelli di controllo del movimento nel settore dei trasporti;
p) addetti alla guida di' macchine di movimentazione terra e merci;
9) addetto e responsabile della produzione, confezionamento, detenzione, trasporto e vendita di esplosivi;
10) lavoratori addetti ai comparti della edilizia e delle costruzioni e tutte le mansioni che prevedono attività in quota, oltre i due metri di altezza;
11) capiforno e conduttori addetti ai forni di fusione;
12) tecnici di manutenzione degli impianti nucleari;
13) operatori e addetti a sostanze potenzialmente esplosive e infiammabili, settore idrocarburi;
14) tutte le mansioni che si svolgono in cave e miniere.
 
Per le categorie elencate il datore di lavoro, quale soggetto obbligato in primis a garantire la sicurezza dei propri dipendenti dovrà adempiere al dovere di informarli circa l’obbligo di astenersi dall’assunzione di sostanze alcoliche e superalcoliche ed i danni derivanti dall’uso di queste, ed attivarsi inoltre per controllare efficacemente che i divieti di assunzione e somministrazione vengano alcohol: una pubblicità rispettati.
che rapporto con
le norme previgenti ?
 
Ci si è chiesti in che maniera questa norma si ponga nei confronti del previgente divieto posto dall’art. 42 del D.P.R. 303/1956 (norme generali per l'igiene sul lavoro), che proibisce altresì la somministrazione di bevande alcoliche all’interno delle aziende.
 
Occorre innanzi tutto evidenziare che Il D.P.R. 303/1956 non è stato abrogato ed ha valenza nei confronti di tutti i lavoratori, ad eccezione di alcune categorie, numericamente poco rappresentative.[2]
In tutte le aziende è quindi ancora vietata la somministrazione ed assunzione di bevande alcoliche, anche attraverso distributori automatici, ad eccezione di modiche quantità di vino o birra consumabili nei locali di refettorio durante l'orario dei pasti (il termine modiche quantità non determina però con sufficiente certezza la quantità massima di alcol assumibile in mensa).
 
La Legge n. 125 del 30 marzo 2001si pone nei confronti del D.P.R. 303/1956 stabilendo con questo un rapporto di specialità, e ricavando all’interno della collettività dei lavoratori una nicchia di validità interessante solo quelle attività individuate come “ad elevato rischio di infortuni”, i cui lavoratori saranno quindi soggetti, durante il lavoro, alla ulteriore restrizione dell’astinenza totale dalle sostanze alcoliche e superalcoliche, ed in mensa aziendale non potranno accedere neanche alle “modiche quantità” concesse dal D.P.R. 303/1956. Da notare che mentre il divieto di assunzione/somministrazione posto a tutti i lavoratori dal D.P.R. 303/1956 ha un limite spaziale (vale cioè solo nei locali dell’azienda), nelle attività a rischio elevato di infortunio regolate dalla Legge n. 125/2001 il lavoratore dovrà astenersi dall’assunzione di sostanze alcoliche anche quando lavorerà al di fuori dei locali aziendali.
 
Altra peculiarità: Il D.P.R. 303/1956 continua a mantenere una tecnica sanzionatoria tipica degli anni ‘50: il datore di lavoro reo di aver consentito la somministrazione di alcol nei locali aziendali, quale portatore di una responsabilità “quasi oggettiva” può essere condannato all'arresto fino a tre mesi o al pagamento dell'ammenda da lire cinquecentomila a lire due milioni (art. 58 comma c); nella stessa sanzione potrà incorrere il dirigente, alter ego del datore di lavoro.
Nessuna pena è prevista invece per i lavoratori che, nello stesso frangente, avranno assunto alcolici.
 
Diversamente dispone la Legge n. 125 del 30 marzo 2001, così come completata dal Provvedimento del 16 marzo 2006, che, rispecchiando la nuova filosofia antinfortunistica introdotta dal d.lgs. 626/94 elegge a soggetto attivo della sicurezza in azienda il lavoratore “ad elevato rischio di infortuni sul lavoro” punendolo, in caso di assunzione di sostanze alcoliche, con una sanzione amministrativa consistente nel pagamento da un minimo di 526,45 euro ad un massimo di 2.582,28. Il lavoratore è quindi ora il primo soggetto sanzionabile per l’inosservanza della disposizione, mentre al datore di lavoro che abbia adempiuti gli obblighi di informazione e formazione non potrà essere attribuita alcuna responsabilità ove il dipendente dovesse assumere alcolici durante l’attività lavorativa, ma lontano dai locali aziendali e dal suo controllo.
Vi sono poi norme speciali che pongono veti alla assunzione di sostanze alcoliche al personale di determinati corpi dello Stato, come le Forze armate, le Forze di polizia, altri Corpi armati e il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, punendo gli eccessi con sanzioni che contemplano anche il licenziamento.
In particolare, Il D.P.R. n. 545/1986 “approvazione del regolamento di disciplina militare” prescrive all’art. 36 comma 3-d (contegno del militare) di astenersi dagli eccessi nell’uso di bevande alcoliche […]. Non vi è quindi un divieto assoluto di assunzione, ma solo un limite agli eccessi.
Come si pone questa norma con la successiva Legge n. 125 del 30 marzo 2001, che, fra le attività ad elevato rischio di infortuni sul lavoro e sicurezza, incolumità o salute dei terzi, inserisce le «mansioni comportanti l'obbligo della dotazione del porto d'anni, ivi comprese le attività di guardia particolare e giurata» ? Per le forze dell’ordine vige il divieto assoluto di assunzione di sostanze alcoliche o ne è consentita “l’assunzione non eccessiva” ? E negli spacci delle caserme è ancora consentita la somministrazione e vendita di alcolici ?
Una interessante interrogazione parlamentare è stata posta in tal senso dall’On. Fabio Evangelisti nella seduta n.37 del 19 settembre 2006; la risposta scritta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, Linda Lanzillotta, ha chiarito che:
alcol: le ragazze le più colpite dal fenomeno (alcohol alcool)“[…] Facendo applicazione degli ordinari criteri di ermeneutica si può ipotizzare che la norma generale che stabilisce il divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche, è derogata dalla norma speciale relativa al personale delle Forze armate, delle Forze di polizia, degli altri Corpi armati e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, in relazione al quale continuano ad applicarsi, sul punto, le normative di settore. Sotto quest'ultimo profilo, può evidenziarsi che il regolamento di disciplina militare (decreto del Presidente della Repubblica n. 545 del 1986) prevede che il militare, in osservanza al dovere di improntare il proprio contegno al rispetto delle norme che regolano la civile convivenza deve, in particolare, astenersi dagli eccessi nell'uso di bevande alcoliche (articolo 36).
Le altre discipline di settore non sembra che prendano espressamente in considerazione il tema dell'uso e della somministrazione delle bevande alcoliche che, quindi, deve ritenersi consentito nei limiti ovviamente in cui ciò non determini la violazione di altri doveri, (tipici dei menzionati ordinamenti speciali, che, ovviamente non si conciliano con l'uso smodato delle bevande alcoliche).”
In sostanza, quindi, anche in questo caso una norma speciale (il D.P.R. n. 545/1986 ), in deroga alla Legge n. 125 del 30 marzo 2001, regola l’assunzione delle sostanze alcoliche, ricavando all’interno della categoria “mansioni comportanti l'obbligo della dotazione del porto d'armi” una nicchia di validità operante nell’ambito delle Forze Armate ed altri corpi militari dello Stato, che potranno assumere sostanze alcoliche “nei limiti in cui ciò non determini la violazione di altri doveri”. Per le altre categorie che utilizzano le armi per lavoro, invece, (ad esempio le guardie giurate), vige l’obbligo di astensione dettato dalla Legge n. 125/ 2001 .

A chi interessi consultare l'intero articolo "Alcol e lavoro, come orientarsi nell’universo normativo", pubblicato nel numero di gennaio 2008 di Ambiente & Sicurezza sul lavoro, questo è accessibile on line previa registrazione gratuita per un mese nel sito della EPC: www.insic.it (consulta rivista on line -> gennaio 2008), oppure può essere scaricato dall'area download di questo sito, cliccando su una delle immagini qui sopra.

vedi anche: Alcol e incidenti: statistiche; le tabelle da esporre nei locali alcol ed incidenti, statistiche: le ragazze le più colpite

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[1] U.K. House of Commons Transport Committee Roads Policing and Technology: Getting the right balance: Government Response to the Committee’s Tenth Report of Session 2005–06 Second Special Report of Session 2006–07, in http://www.publications.parliament.uk/pa/cm200607/
[2] Sono escluse dall’ambito di applicazione del DPR 303/56 pochissime categorie: “le attività lavorative a bordo di navi mercantili, aeromobili, in miniere, cave e torbiere, le imprese industriali e commerciali gestite direttamente dal titolare con il solo aiuto dei membri della famiglia con lui conviventi e le aziende agricole indicate gestite dal proprietario, affittuario od enfiteuta, che coltivi direttamente il fondo con l'aiuto dei membri della famiglia seco lui conviventi, anche se per brevi periodi di tempo occupi mano d'opera per lavori stagionali”. (artt. 2 e 49 secondo comma DPR 303/1956)
Le prime attività di questo elenco sono state ora ricomprese nell’elenco delle lavorazioni ad alto rischio di infortuni, per cui vige il divieto assoluto di somministrazione ed assunzione di sostanze alcoliche.

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 29 Luglio 2010 21:29 )  
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