
A volte mi chiedo perchè non giro la testa anch'io quando un carpentiere si arrampica come una scimmia sui montanti di un ponteggio, senza alcun dispositivo anticaduta, perchè non accetto anch'io di fare i piani di sicurezza senza formare gli operai, "tanto i verbali di formazione poi li firmano lo stesso, è solo una perdita di tempo"...
Da ragazzo a volte mio padre mi portava sul viale della stazione, e si fermava in un punto in cui da un finestrino sul marciapiede usciva del fumo bianco. Era inverno ma lì sotto doveva fare caldo davvero, in quella stanza affollata una lampadina gialla dondolava proiettando sui muri sporchi ombre di volti scavati di uomini, vecchi, persino una donna incinta. Ombre che si accalcavano in un frastuono infernale attorno alle presse che stampavano le lamiere d'acciaio.
Riconobbi Vito Bruno Scopece, un mio compagno di scuola, portava con la carriola i pezzi dal magazzino sito nel cortile esterno, entra ed esci dal freddo buio dicembrino al caldo malsano ed umido di quei locali male illuminati. Mio padre disse vedi quelle persone, sono lavoratori in nero.
Pensai che si riferisse ai loro volti sporchi di grasso e di polvere di ferro e decisi che non avrei mai consentito a nessuno di lavorare in nero.
Le vacanze di natale finirono ma il banco di Vito Bruno restò vuoto, una donnetta vestita di nero in ciabatte e scialle sul capo venne a parlare col maestro Filomeno, un nome da donna declinato al maschile in un corpo imponente.
Filomeno la accompagnò alla porta e scuotendo il capo riprese la lezione sui verbi intransitivi.
A quei tempi
un infortunio mortale era un evento che riguardava la famiglia, non varcava l'uscio di casa, non interessava alla società, ai maestri di scuola,
alla classe politica.
Dopo qualche anno
arrivò l'autunno caldo
e la contestazione,
mi spuntarono i peli alle gambe,
i compagni distribuivano volantini davanti all'ITIS,
mio padre non voleva che li frequentassi.
Scomparve anche lui
quando avevo 16 anni,
portato via dal suo lavoro di
poliziotto.
Forse per questo, dopo anni di
cantieri e di incidenti sul lavoro,
riesco ancora ad emozionarmi, a provare rabbia
davanti a una foto,
a una vicenda come questa.

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